Nel Terzo Polo si riapre il dibattito sulla cittadinanza

di Cecilia Moretti

Appena qualche mese fa era stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a ribadire l’urgenza di varare una nuova legge sulla cittadinanza, sottolineando l’assurdità di negare la cittadinanza ai bambini nati in Italia da mamme e papà stranieri.

Ora il tema del diritto di cittadinanza, da sempre controverso terreno di battaglia delle forze politiche e di opinione, con un’intervista di Francesco Rutelli al Giornale, torna a far discutere anche all’interno di uno stesso schieramento. Il leader dell’Api, infatti, guardando esplicitamente agli alleati terzopolisti, puntualizza sulla problematicità di una materia dove è facile correre il rischio di «cadere nelle trappole di un buonismo controproducente» e di «deprezzare la cittadinanza italiana riducendola a semplice automatismo». Non un no alla battaglia per lo ius soli che è uno dei fiori all’occhiello dell’alleato nel Terzo Polo Gianfranco Fini, ma certo un avvertimento e un’esortazione alla cautela.

«Se introduciamo il criterio dello jus soli, ossia l’automatica cittadinanza italiana per chiunque nasca sul nostro territorio – spiega infatti Rutelli -, rischiamo di trasformare l’Isola di Lampedusa o il porto di Ancona o la stazione di Trieste nelle succursali della più clamorosa clinica ostetrica d’Europa».  E neppure la precisazione di come la cittadinanza italiana sia «il traguardo di un cammino, e non un fatto meramente amministrativo da risolvere con un certificato» e il suo dichiararsi favorevole «ad accorciare i tempi di concessione, perché dieci anni sono tanti; e a dare la cittadinanza a tutti i bambini nati qui che abbiano fatto la scuola dell’obbligo» lo esime dal contrappunto seccato degli alleati di coalizione Flavia Perina e Umberto Croppi.

I due esponenti Fli si dicono stupiti «per gli argomenti grossolani e superficiali che non dovrebbero appartenere alla sua cultura» e replicano che «l’Italia è l’unico paese europeo a non riconoscere il diritto elementare di acquisizione della cittadinanza, non solo a chi nasce dentro i suoi confini ma anche a figli di genitori residenti stabilmente e in maniera regolare e a ragazzi che hanno compiuto tutti gli studi nel nostro paese».