Redditi dei ministri: trasparenza sì, voyeurismo no

di Domenico Naso

Ieri Mario Monti e i membri del governo hanno pubblicato le loro dichiarazioni dei redditi. Ebbene, personalmente non abbiamo spulciato i documenti resi pubblici perché, detto fuori dai denti, di quante automobili o abitazioni possiedono i ministri non ce ne importa nulla.
Va benissimo la trasparenza, per carità, e il gesto del governo Monti mette a tacere una certa tendenza da invidia sociale che sta imperversando nell’Italia in crisi. Per rendersi conto dell’effetto quasi pornografico e voyeuristico che le dichiarazioni pubbliche hanno provocato, bastava fare un giro sui social network, infestati da un’orgia di commenti, comparazioni, “quante automobili ha questo ministro?”, “quante case quell’altro?”.
No, signori. La trasparenza non è questa. La trasparenza è sapere quanto politici e ministri guadagnano per le loro funzioni pubbliche, quanti sprechi ci sono nel carrozzone pubblico e cosa si può fare per tagliare le spese elefantiache che incidono sul bilancio già traballante dello Stato. Ma sapere che tal ministro possiede una Mercedes e una Volkswagen può davvero contribuire ad aumentare il tasso di trasparenza delle nostre istituzioni? Davvero è importante sapere quanto ha guadagnato Passera durante lo scorso anno svolgendo regolarmente il suo mestiere e ben prima di diventare ministro? No, non è trasparenza e non ce ne importa.
E lo stesso discorso, sia chiaro, vale per i politici di professione. La nostra richiesta di privacy non nasce per tutelare la casta infallibile dei tecnici al governo. Anche per quel che riguarda ministri e parlamentari più prettamente “politici”, continuiamo a pensare che basti la dichiarazione dei redditi provenienti dai loro incarichi pubblici e istituzionali. Il resto non è affar nostro ma frutto del lavoro che legittimamente i nostri rappresentanti in Parlamento svolgono fuori dal Palazzo.
Capiamo che in un periodo di crisi economica e di malcelate tensioni sociali si faccia largo una richiesta forzata ed eccessiva di trasparenza, ma bisogna stare attenti a non confonderla con un’invidia sociale che non ci fa bene e che, anzi, acuisce una tensione di cui francamente non abbiamo bisogno. Sottoscriviamo al 100% le parole del ministro Paola Severino: “Bisogna far capire al paese che guadagnare tanto, se si lavora onestamente e si pagano le tasse, non è un reato. Tutt’altro”. Appunto. E noi, sinceramente, non vogliamo nemmeno saperlo.